Etica, sussidiarietà e avanguardia

Da qualche giorno mi ronza in testa una frase di Sergio Marchionne che sta nuovamente rimbalzando in rete in questo periodo:

se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo

La finalità del suo discorso non era esattamente la mia, ma la contaminazione funziona proprio così: ti lasci ispirare, rifletti, sviluppi l’idea di qualcun altro.

L’uomo e il diritto.

Oggi sembra un binomio quasi imprescindibile o addirittura “naturale”: appare anche solo impossibile immaginare una società umana senza diritto (e senza tribunali); eppure in svariati posti nel mondo proprio in questo momento ci sono piccole comunità umane o tribù, ovviamente diversamente civilizzate, che vivono senza diritto e senza giudici, come eravamo anche noi prima del codice di Hammurabi o delle leggi delle XII tavole e di tutto quello che via via ne è scaturito.

Non tutto quello che abbiamo ereditato però luccica: oltre a dimenticare il passato più remoto forse abbiamo perso di vista anche il passato prossimo, quello che oggi ci fa definire la nostra era postmoderna. Se non l’avessimo dimenticato saremmo in grado di renderci conto che la fase apicale della corsa alla “civiltà moderna” è passata e che siamo in fase calante o decrescente, nella quale ovviamente si inseriscono anche i fenomeni giuridici. L’immagine sotto (che non aspira a nessuna precisione statistica) vuole essere solo una schematizzazione sulla base di semplici dati presenti sul sito del Ministero di Giustizia per esplicare il mio pensiero:

I dati potranno pure cambiare ma è difficile non vedere un trend; potremmo aprire una discussione sul fatto che sia una megatrend o invece solo un’eccezione e che tra qualche anno ci ritroveremo dove eravamo 10 o 20 anni fa.

La domanda è, allora: ma lo vogliamo?

A me sembra che si sia fatta un’indigestione di leggi, processi e, ovviamente avvocati che, infatti, stanno in crisi nera, anche perché forse non sono stati in grado di “ascoltare” i segnali e di farsi domande strategiche tipo: “ma il numero delle leggi, dei processi e degli avvocati potrà sempre crescere nel futuro? L’eventuale crescita sarà sopportabile o sostenibile?

Semplice, oggi, a dirsi, col senno di poi (?)

Io ci stavo proprio in mezzo intorno al 2000 quando, nel giro di pochi anni, il numero di avvocati passò da meno di 100.000 a più del doppio e la cosa mi parve subito grave, forse perché già pensavo in modo “strano”, controcorrente. Finché la maggior parte di noi non inizierà a farsi domandi pesanti, scomode, importanti, rilevanti, giuste, strategiche, arriveremo sempre tardi.

Abbiamo bisogno anche di domande immaginifiche, sognanti e finanche creative o provocatorie e folli:

potrebbe esistere un domani un mondo senza diritto?

AAhhh! Già vedo lettori strapparsi i capelli e neuroni precipitarsi alla più semplice delle conclusioni: Buti è impazzito! Attenzione: un mondo complesso non postula, ma nemmeno tollera soluzioni semplici ed anzi la semplificazione è il primo dei problemi.

Proviamo un po’ di ginnastica cerebrale che non fa male e non fa neanche sudare (se non freddo…): un futuro – ovviamente per molti distopico – alla Blade Runner in cui avvocati e magistrati si sono estinti: le piogge acide hanno sciolto codici e tribunali (oppure è stata la saggezza dell’uomo post-postmoderno). Oddio, se arrivasse prima del previsto e io fossi un magistrato o un avvocato, avrei necessità di “riconvertirmi”!!
Tranquilli, per quanto ami le divagazioni e la fantascienza, non mi azzarderei a definirlo un futuro probabile, ma nemmeno impossibile: qui sta il bello (o il brutto). Se fosse possibile, non lo vedrei immediato e temo di non vivere troppo a lungo per vederlo avverare (è solo un timore, non una vera e propria credenza..): ma prima di questo scenario ce ne sarebbe un altro. Le curve, infatti, prima di arrivare a zero saranno ancora positive. Accidenti questo scenario sembra meno folle: immaginare che tra 10 o 20 anni ci siano la metà dei processi e delle leggi attuali non sembra così campato per aria…

In alcuni Stati, oggi, non nel futuro, ma adesso, proprio mentre state leggendo, va a sentenza meno del 3% delle cause iniziate.

Sembro ancora un folle?

Ovviamente qualcuno potrà tirar fuori e lustrare per benino la sua anima luddista, inveendo contro questa tendenza “ingiusta”; sul fatto che gli avvocati e forse i magistrati rischiano di morire di fame, ma non dimenticatevi che Ludd si era sbagliato e di grosso e se il mondo l’avesse seguito davvero, oggi non avremmo nessuna delle tecnologie che reputiamo indispensabili.

Una spiegazione alternativa

Se un alieno (sembra che i marziani non esistano, ma gli alieni sì..) osservasse il mondo forense dal di fuori, potrebbe quasi avere la sensazione che gli avvocati italiani si comportino come dei bambini che bisticciano: quando si pone un problema sulla detenzione , sul possesso o sulla proprietà del giocattolo e non riescono a risolverlo con una baruffa, un calcio in uno stinco, una tirata di capelli o una spinta, corrono dalla mamma.

O peggio ancora: vanno subito dalla mamma-giudice, alla prima difficoltà danno fuoco alle polveri, perché lo possono fare e lo sanno fare, sono stati “progettati” per quello. Nessuno li ha progettati per fargli stimare gli effetti indesiderati delle loro azioni, specie a livello sociale: eh già a livello micro due o tre cause in più non dicono nulla, ma livello marco, sono quasi 1 milione di controversie (mio pensiero ricorrente, mi scuso..).

Nel loro corso di studi nessuno gli ha insegnato (anche perché forse non esisteva…) che esiste, oggi, un principio trasversale che si chiama sussidiarietà che si sta allargando a macchia d’olio (vale per le obbligazioni, la responsabilità, la garanzia, ma pure in ambito amminsitrativo) e che si applica anche al processo: vai dal giudice solo se è davvero impossibile risolvere la cosa con una transazione (diretta o in mediazione, non mi interessa la differenza, ora).

In quel futuro distopico, che però è presente in altre longitudini, il giudice ha addirittura “obbligato” le parti a cercare una soluzione stragiudiziale: vedi il caso FCA contro General Motors.

Io, credo che prima riflettiamo sulla sussidiarietà e di suoi effetti, voluti o non voluti e meglio sarà. Ma io sono strano (però non mi lamento).

Saremo gli ultimi dei dinosauri o i primi di una nuova specie?