Italia: l’etica della forma?

O del formalismo? Ho sempre cercato di rifuggire le generalizzazioni e le semplificazioni, perché sono un ottimo sistema per complicare i problemi, allontanarsi dalla soluzione e radicare l’incomprensione reciproca, ma in questi tempi ho la la netta sensazione di come una buona parte della Nazione faccia appello, forse inconsapevolmente, ad un sistema di valori basato sulla mera apparenza esteriore.

Questa è una mia analisi ed una mia teoria: non esistono solo i sistemi etici positivi, ma anche quelli negativi; come esistono i valori, esistono i disvalori. L’etica così è solo un contenitore di qualcosa che ha a che fare con il comportamento: dire che un comportamento è etico, in questo senso, mi pare una tautologia. Ci sono tanti tipi di etica in effetti, tanti sistemi che si appellano a diversi valori, principi o ideali (anche religiosi o politici), ma temo pure che esista un’etica sotterranea, non per questo meno forte, anzi.

La voglio chiamare etica della forma e se facciamo caso, tanti italiani la prendono a riferimento: oggi sono tutti quelli che portano la mascherina sotto al mento, quelli che mettono i cartelli ed il disinfettante nei locali che gestiscono e credono di aver fatto tutto. Ieri erano quelli che nelle aziende producevano chili di carta per sembrare formalmente in ordine, ma che poi contribuivano a mantenere sempre elevato il numero di morti e feriti per incidenti sul lavoro. E lo erano anche gli avvocati che si limitavano a passare una splendente mano di pittura sui problemi sostanziali dei clienti.

Siamo il Paese della forma?

Ovviamente ci sono quelli che invece si preoccupano di vedere anche cosa succede sotto la superficie formale e che invitano i clienti a indossare correttamente la mascherina o a riflettere sui loro interessi sostanziali. Non ho dati per azzardare ripartizioni, ma direi che se ho buone probabilità di imbattermi – un giorno qualunque – in diverse episodi di formalismo più o meno spinto, qualche domanda me la dovrei fare.

A cominciare da una: ma chi sono questi insegnanti di formalismo e dove sono? Da dove arrivano?

All’apparenza non ci sono scuole dove lo insegnano, anzi, ma evidentemente deve esserci un qualche ente di formazione che li sforna a gran ritmo. E con risultati eccezionali, poiché i loro insegnamenti vengono seguiti alla lettera e senza alcun apparente sforzo.

Molto più faticoso tenere la mascherina o infastidire il cliente con richiami; mica fanno i dottori o gli infermieri! I sanitari se la tengono per tutto il turno di lavoro, ma ovviamente la loro è stata “una scelta”: non quella della mascherina, ma quella del sacrificio. Un’altra etica sparita: nessuno vuol più fare sacrifici oggi.

Poggiare delle norme giuridiche su questa gelatina di pseudo valori non può che produrre risultati risibili e ridicoli. Certo il produttore di mascherine, come quello di presidi di sicurezza, mantiene il suo piccolo o grande business, ma non si potrebbe fare di meglio?

Orami è chiaro che le leggi cd. inexpressive (Zamagni docet) quelle che non si allineano ai sentimento morali della società non hanno nessuna efficacia reale. Sarà per questo che nonostante le tante leggi sull’anticorruzione, siamo uno dei paesi più corrotti?