Etica forense: il valore aggiunto rispetto alla deontologia

Per qualcuno la deontologia è uno strumento sufficiente per indirizzare il comportamento degli avvocati; per qualcun altro, invece, sono possibili integrazioni e sviluppi sia lungo il solco già tracciato dalla norma deontologica, sia in nuove direzioni. Questo post inaugura, quindi, una serie di interventi volti ad analizzare le differenze tra dimensione deontologica ed etica della professione forense non in termini generali, ma con riferimento esclusivo alla Carta Etica dell’avvocato socialmente responsabile realizzata dal gruppo che sostiene questo blog e presentata in questo post.

La nostra idea è che il comportamento dell’avvocato si esprima in 4 diverse dimensioni:

  1. quella legale che impone il rispetto delle regole del codice civile e di tutte le leggi, come quella professionale o quelle fiscali e tributarie;
  2. quella deontologica che impone il rispetto del codice deontologico;
  3. quella etica che suggerisce di individuare e rispettare determinati principi a tutela di valori umani;
  4. quella morale basata su una serie di consuetudini o regole non scritte.

La nostra attenzione si concentra sul punto 3, considerato che i punti 1 e 2 sono dei prerequisiti obbligatori, mentre il punto 4, per quanto estremamente rilevante, non consente, a nostro avviso, una teorizzazione o codificazione anche perché appare legata a processi neurobiologici e fattori genetici sui quali non sembra agevole intervenire con un semplice testo scritto o con la formazione.

Abbiamo due cluster di ipotesi in mente:

A) sviluppare, integrare o migliorare un principio o un valore già espresso nel codice deontologico
B) introdurre un principio o valore non presente nel codice deontologico.

Iniziamo dall’art. 1 della nostra Carta che prevede al punto 1.1 quanto segue:

1.1 L’avvocato riconosce che il problema, quesito o questione rappresentato dal cliente o l’uso degli strumenti per la sua risoluzione possono:

  • implicare il possesso di competenze e la conoscenza di tematiche non giuridiche;
  • produrre effetti sul piano personale, umano, emotivo, relazionale, economico e d’affari del cliente, dei suoi congiunti, parenti o collaboratori;
  • produrre effetti sul piano sociale, influendo seppure in piccola parte, sulle condizioni e le performance degli uffici giudiziari e delle pubbliche amministrazioni coinvolte.

Si tratta, a nostro avviso, di un’autentica innovazione rispetto al codice deontologico per due ordini di motivi.

1. L’umanità dietro o sotto il problema giuridico

Il codice deontologico non sembra prendere direttamente ed esplicitamente in considerazione tutti quegli aspetti extragiuridici che possono essere toccati in qualche modo dall’applicazione del diritto. E’ una riflessione che vuol andare verso quelle esigenze personali del cliente che possono risultare talvolta compresse dal diritto: un’idea non tanto distante dal modo di pensare di chi si occupa di legal design e che mira a rendere il diritto realmente fruibile da parte dei non specialisti.

Gli effetti di un simile approccio non sono di poco momento. L’avvocato che vuol rispettare questo principio dovrebbe prima di tutto chiedersi se il suo livello naturale di empatia e la sua sensibilità gli consentono di iniziar a capire “cosa c’è sotto” la questione giuridica: operazione che può essere resa più agevole dal possesso di particolari competenze ed abilità che, ove mancanti, possono essere acquisite o sviluppate:

  • comunicare in maniera efficace, iniziando da una buona capacità di ascolto attivo che impedisca di fermarsi ad una interazione superificiale;
  • buona intelligenza emotiva per capire lo stato d’animo dell’interlocutore e gestire le proprie reazioni;
  • pensiero strategico e capacità di problem solving per individuare una soluzione basata sulle priorità del cliente;
  • leadership o, come da poco qualcuno ha iniziato a definirla, leadingship, ossia la capacità di gestire un processo che conduca al raggiungimento di determinati obiettivi condivisi;
  • decision making per prendere decisioni consapevoli e ponderate che non siano il semplice effetto di un bias (ne abbiamo oltre 200) e per aiutare il cliente a fare altrettanto.

2. La dimensione sociale: verso un’azione legale sostenibile per il Paese Italia

Questo secondo punto è altrettanto (o forse ancor di più) innovativo ed originale: quanti avvocati si interrogano sul contributo – ovviamente non voluto, ma ineliminabile – che danno al comatoso stato della giustizia civile ogni volta che iscrivono a ruolo una nuova causa?

Siamo uno dei paesi con più processi pendenti e con il più basso tasso di transazioni “endoprocedimentali” (in Inghilterra ad esempio va sentenza meno del 2% dei giudizi contro il nostro circa 50%): siamo un unicum negativo nell’intero panorama mondiale. Si fanno troppe cause, è chiaro: ma di chi è la responsabilità? Del cliente che vuole iniziare il giudizio? Solo la sua? L’avvocato non ha alcun ruolo a riguardo? Nessun potere di intervento o, quantomeno, qualche corresponsabilità? Noi riteniamo che su questo aspetto l’avvocato abbia, di fatto, di diritto ed eticamente, un grande potere: non vogliamo un professionista “zerbino” o schiavo dei clienti.

Perderemo i clienti “causidici”, quelli che vogliono sempre ragione ? Certamente! Ce ne lamentiamo? Ovvio che no, l’abbiamo messo nel conto: altrimenti finiremmo – questa è la nostra visione – per strumentalizzare la professione all’esigenza di pagare bollette o di cambiare l’autovettura.

L’avvocatura: una professione per signori? Si, signori dentro però, non fuori: nell’anima e nello spirito, nell’etica. Forse meno nel portafoglio, ma d’altronde non siamo una società commerciale che vive per il profitto. Senza considerare che esistono anche le B Corp e le società benefit: nessun mutuo soccorso, attenzione: imprese a tutti gli effetti, ma con una sensibilità etica.

Questo è il colmo: se possono essere etiche le aziende, non possono esserlo gli avvocati?

E, colmo dei colmi: se non diventi etico a tua volta, ti perdi il cliente etico che cerca clienti e fornitori, ergo pure avvocati, etici.

Sono pochi? Probabile… Un buon motivo per non cercarli o per evitare una riflessione che, invero non è affatto inutile, ma solo scomoda, o inusuale? Eh si, purtroppo, l’etica non è una abitudine: ecco l’occasione per farcela diventare, inaugurando un nostro piccolo – anzi grande – new deal.

Queste prime considerazioni consentono di comprendere il punto di vista di un avvocato etico che non si accontenta più di un Codice deontologico calato dall’alto da un’Istituzione che non può essere primariamente concentrata sugli interessi de cliente e della società: non si tratta dunque di colmare lacune, ma di allargare l’orizzonte anche al fine di consentire una più ampia e profonda espressione della propria professionalità. In questo senso la Carta vuol essere un semplice punto di inizio per l’apertura di codici etici sempre più raffinati ed aderenti alle peculiarità dei settori in cui l’avvocato è chiamato ad operare: nell’ambito del diritto di famiglia o dei minori, ad esempio potrebbero farsi considerazioni assai diverse e magari inadeguate a raffinare il comportamento di un legale occupato in una questione societaria.

Ultima riflessione (non per importanza, anzi).

Il codice deontologico è uguale per tutti, non avvantaggia o svantaggia nessuno in particolare: è una sorta di fresa che serve per allineare (almeno in teoria) i comportamenti ad un certo standard. Non crea differenze e, quindi, neanche vantaggi competitivi.

L’adesione ad un sistema etico, al contrario, può rispecchiare ed amplificare le caratteristiche individuali dell’avvocato creando una immagine differenziante e distintiva che può essere usata in chiave strategica per attrarre e selezionare quei clienti che si riflettono e si identificano in quegli stessi valori proclamanti e manifestati dal professionista.

Certo, non solo mostrarsi, ma essere avvocati etici con attenzione a certi aspetti e non ad altri, attirerà qualcuno e respingerà qualcun altro.

Una decisione da non prendere in fretta, ma con un grandissimo ed innovativo potenziale.